La prevenzione è la mossa giusta: Marco Fichera per Blue One

Marco Fichera, schermidore italiano, sportivo pluriumedagliato, vincitore di una medaglia di bronzo ai Giochi Olimpici di Rio nel 2016, oggi testimonial del progetto Blue One per promuovere la prevenzione al maschile e sostenere la ricerca contro le patologie di genere.

 La vita dello sportivo al tuo livello è pesante, siete impegnati praticamente 24 ore su 24, anche perché essere un professionista a livello nazionale e internazionale condiziona ogni scelta della tua giornata, è così?

Diciamo di sì, anche se faccio quello che mi è sempre piaciuto fare. Noi ci alleniamo due volte al giorno, per una media di 6 ore al giorno, poi ci sono le settimane lontano da casa, i ritiri collegiali con la Nazionale, le gare all’estero, io giro tra Vancouver, Buenos Aires, Parigi, in Germania quindi anche questo cambia un po’ la vita. Gli anni come questo, che è preolimpico e il prossimo, che sarà quello olimpico, sono sempre particolarmente intensi. Devo mantenere uno stile di vita adeguato al mio essere atleta, seguire una serie di regole che mi permettono di rendere al massimo. Parlo di alimentazione, riposo e ore di sonno, spesso anche di sacrificio della vita sociale: noi atleti non ci possiamo permettere di partecipare alla vita notturna delle città in cui abitiamo. Quando l’indomani devi sottoporre il tuo fisico a ore e ore di allenamento se non riposi non potrai mai dare il meglio. In più, oltre alla mia attività di sportivo, sono impegnato in tante altre cose, che devo ulteriormente conciliare.

Nell’home page del tuo sito hai scritto questa frase: “la scherma è autocontrollo, pazienza e modestia”. Perché proprio queste parole?

In realtà per me la vita deve essere autocontrollo, pazienza e modestia, insieme anche a consapevolezza di se stessi. Credo che queste parole debbano far parte di noi: possiamo essere chiunque, ma dobbiamo tener sempre presente che attraverso queste parole-guida possiamo costruire in noi quello che andremo poi a spenderci nella vita. Sono il paradigma della mia vita in gara e non e sono contento di condividerle con gli altri.

Perché secondo te gli uomini fanno così fatica ad avere confidenza con il loro corpo? Tu sei un atleta e sei abituato a riconoscere alcuni segnali… Le donne accattano più facilmente di sottoporsi a controlli di diagnosi precoce anche fastidiosi, gli uomini tendono a sottrarsi agli appuntamenti con la salute. Perché?

Il tema che tiene lontani gli uomini dal mondo della medicina e della prevenzione – almeno fin quando non sono costretti – ha una spiegazione molto complessa ma una definizione molto semplice: il machismo. Purtroppo la nostra società per anni ha portato avanti un’immagine maschilista, quindi l’uomo si è convinto di dover essere il migliore, di dover dimostrare di essere invincibile rispetto ad altri uomini. Il complesso del machismo ha portato tutti quelli che come me non devono controllarsi frequentemente, e quindi spogliarsi davanti a un medico o ad altri uomini, ad avere timore, quasi vergogna a farlo. Abbiamo difficoltà a confidare a un altro che magari c’è qualcosa che non va in una parte intima, cosa che le donne invece sono molto più abituate a fare. Credo che avere esempi positivi possa essere utile per cambiare questa mentalità diffusa. E che aiuti gli uomini a diventare più combattivi nei confronti di prove importanti come ad esempio una malattia grave o un tumore, cosa che le donne sono in effetti più brave a fare. Ed è l’impegno che ho preso insieme a voi.

Photo credit: Daniele Corsalini

 

 

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